GAP
Gruppo Animazione Pensionati

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“Mio nonno fava i mattoni, mio babbo fava i mattoni, fazzo i mattoni anche me’, ma la casa mia n’dov’è?”.

Questa è la celebre citazione pronunciata da Calzinazz nel film Amarcord di Federico Fellini, ma per noi anche un frammento di vita del giovanissimo Domenico Pellegrini, nostro indimenticato ex collega che – raccontato con passione e trasporto dal figlio Danilo – ci ha trasmesso la storia di una delle fiorenti attività manifatturiere del Mendrisiotto, le fornaci.

Ad ascoltare con attenzione ben 38 gappini che hanno aderito all’invito del comitato. Dopo una breve introduzione ai vari edifici, riattati dall’architetto Enrico Sassi mantenendo la struttura originaria, abbiamo visitato l’atelier dove si tengono corsi di ceramica, in particolare per ammirare l’imponente carpenteria che sostiene il tetto mediante possenti travi antiche.

Nella sala riunioni abbiamo quindi ascoltato la storia delle fornaci Pellegrini dalla viva voce di Domenico, a partire dal 1871 fino alla chiusura dell’azienda nel 1959, dal bisnonno Domenico al nonno, allo stesso Domenico fino ai nostri giorni con Danilo, che in base ai sette vecchi libri contabili che raccontano anche della vita quotidiana, sta piano piano ricostruendo la storia della fornace e della sua famiglia, un lavoro di ricerca condotto con pazienza certosina, attenzione minuziosa e impegno protratto nel tempo.

Siamo così venuti a sapere che l’estrazione dell’argilla (la mólta, la créda, latèra) avveniva generalmente in due località distinte – Capolago e Rancate – che fornivano a loro volta due qualità diverse di materia prima: la mólta rossa e la mólta negra, dove la parola mólta sta per argilla. Era infatti solo il loro impasto (mólta mista, mèza bianca e mèza róssa), in ragione circa del 50% (la proporzione dipendeva dal tipo di laterizio che si voleva produrre ma variava anche da una famiglia all’altra), che assicurava un miscuglio tecnicamente ottimale. Le striature bianche e rosse delle pianelle marmorizzate (pianéll maciaa) sfruttano il contrasto delle due colorazioni tipiche delle argille di Riva. Interessante anche la visita ai vecchi forni al piano inferiore.

Presso il laboratorio museo di un’altra famiglia di fornaciai, i Vassalli, abbiamo assistito all’interessante e divertente produzione da parte di Danilo di un coppo con la stessa tecnica usata nel corso dei secoli e ammirato vecchi prodotti della fornace.

In definitiva un pomeriggio ben investito, che ci ha permesso di ripercorrere la storia della fornace Pellegrini dalle sue origini, attraverso le sue trasformazioni nel tempo, fino all’attuale rinascita come laboratorio di ceramica, vivo e creativo

Come sempre l’evento si è concluso con una simpatica bicchierata accompagnata da una tortina presso il ristorante Sociale.