Monte Carasso - Curzutt

Created: Giovedì, 20 Agosto 2020 00:00

Mai come in questo periodo molto particolare legato alle restrizioni dovute al corona virus abbiamo scoperto che la natura, la storia e il paesaggio di casa nostra sono risorse importanti che, oltre a rivelarci il nostro territorio, ci avvicinano a ciò che eravamo e ci invitano a guardare il futuro con occhi diversi.

Questa nostra uscita a Curzútt, organizzata comunque in tempi non ancora sospetti, si inserisce perfettamente in questa nuova visione.

Partenza in perfetto orario dalla stazione di valle della funivia Monte Carasso-Curzútt-Mornera e alle 11.20 i 25 Gappini partecipanti, agli ordini del capocomitiva Bixio, si sono ritrovati nell’antico nucleo per una prima visita sommaria. L’aria è gradevole, il sole riscalda il giusto e il primo approccio è decisamente positivo. Dopo aver curiosato tra vecchi monti riattati, strette viuzze, ampi prati e rigogliosi vigneti, siamo accolti al ristorante Ostello gestito dalla GastroTicino, sezione Bellinzona e Valli, da Luigi Renna, lo chef Egon Lama e l'intero team di servizio per l’aperitivo!

Isotta, figlia di Carlo Bertinelli, il “papà” di Curzútt e uno dei promotori del vicino ponte tibetano, ci introduce nel mondo di questa collina ripercorrendo una storia fatta di amore e di passione, che ha reso possibile la realizzazione di questa bella realtà che oggi ci ha ospitati. Dopo il ricco aperitivo e gli ottimi risotti, uno tra l’altro con lo zafferano coltivato in loco, con una passeggiatina di 15 minuti raggiungiamo la chiesa romanica di San Barnard, San Bernardo, proprio il 20 agosto giorno a lui dedicato. Qui, Augusta, una pimpante signora portoghese, ci illustra con grande slancio e trasporto la bellezza del luogo e soprattutto dei dipinti che decorano le pareti della chiesa, la cui costruzione risale ai secoli XI e XII.

 Due sono stati gli interventi più importanti intervenuti nel corso dei secoli. Il primo è nel XV secolo, quando ne è stata raddoppiata la superficie con l’aggiunta del portico e del campanile. Durante il secondo, effettuato nel secolo successivo, è stata aggiunta la cappella, trasformata l'abside e costruita la sacrestia. Per quanto riguarda gli affreschi, i più antichi risultano essere la Madonna del Latte e il S. Cristoforo, che risalgono alla metà del Trecento.

Sulla parete a sinistra dell’ingresso si trovano dipinti risalenti al 1427: l'Allegoria dei mesi, l'Adorazione dei magi, la Crocifissione e il Gruppo di santi. Dopo l'ampliamento della seconda metà del Quattrocento, le nuove pareti sono state affrescate da Cristoforo e Nicolao da Seregno. Le pitture della nuova cappella e della nuova abside risalgono invece alla fine del Cinquecento e all'inizio del Seicento. A partire dai primi decenni del Settecento inizia il lento e inesorabile declino. Poi la rinascita e la riscoperta: l’ultimo restauro, che ha saputo dare nuova luce agli affreschi, risale agli anni Settanta del secolo scorso. Il resto è storia dei nostri giorni.

E poi si scende di nuovo a valle, chi a piedi con una bella passeggiata lungo i ronchi chi di nuovo in funivia, con il piacere di aver trascorso una piacevole giornata insieme. Una giornata ricca di sole, di cultura, di arte e di buona cucina.